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La rete pro Putin in Italia: influencer, giornalisti e politici che sostengono Mosca

Personalità pro Putin in Italia: ecco chi sono

Il Copasir sta portando avanti le proprie indagini per scoprire la rete di manager, giornalisti, parlamentari e lobbisti pro Putin in Italia. Una rete di personalità ormai ben radicata nel nostro Paese. Un’arma che il presidente russo utilizza per condizionare l’opinione pubblica italiana e che mette in allarme la sicurezza perché tenta di boicottare le scelte del governo.

Si tratta di figure presenti sui più disparati canali comunicativi. Dai social network come Tik Tok, Instagram, Twitter e Facebook (compresi anche quelli di nicchia tra cui Parler ed ExitNews), ai più tradizionali canali televisivi e i giornali.

Il Copasir è allo studio sulle tempistiche e le strategie di questo meccanismo di controinformazione che ritroviamo ogni giorno nella comunicazione rivolta ai cittadini italiani.

I nomi della rete pro Putin in Italia

Dall’indagine del Copasir emergono alcuni dei nomi più noti dell’area pro Putin italiana. C’è Vito Petrocelli, ex senatore espulso dal Movimento 5 Stelle e sollevato dal ruolo di presidente della Commissione Esteri del Senato. C’è Alessandro Orsini, negli ultimi mesi ospite fisso in alcune trasmissioni televisive e dibattiti politici. Ma ci sono anche la freelance filorussa Laura Ruggeri, l’analista e reporter Maurizio Vezzosi, il fotoreporter Giorgio Bianchi. E poi, Alberto Fazolo, economista e pubblicista che aveva combattuto nel Donbass, e Manlio Dinucci, promotore del comitato “No Guerra No Nato”.

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Italia: gli attacchi della linea pro Putin al governo

C’è un aspetto in particolare finito al centro della campagna filorussa. Si tratta dell’invio delle armi all’Ucraina da parte dei Paesi occidentali e, soprattutto, dall’Italia. Poche settimane fa i profili pro Putin hanno diffuso l’immagine delle bolle di spedizione dei dispositivi militari, facendo notare in particolar modo la data dell’11 marzo, quindi una settimana prima del decreto in Parlamento del 18 marzo.

Ad avviare gli attacchi è stata la giornalista russa Maria Dubovikova, che conta oltre 40mila followers su Twitter. Il suo primo bersaglio è stato Pietro Benassi, diplomatico italiano all’Ue e consigliere di Conte a Palazzo Chigi. Ma si è poi rivolta a Mario Draghi lanciando il motto “Non in mio nome“, usato dai profili filorussi dell’estrema destra contrari all’invio di armi da parte di Palazzo Chigi. Le accuse al premier sono il “mandarci in guerra mettendo a rischio la sicurezza del Paese”, ma anche “l’ambizione di diventare segretario generale Nato”.

Le critiche al governo sono aumentate in corrispondenza di ogni passaggio politicamente decisivo. Si è fatto notare anche Giorgio Bianchi, definito come “noto freelance italiano in territorio ucraino con finalità di attivismo filorusso”. Il suo canale Telegram Giubbe Rosse conta 100 mila appartenenze e più volte si è schierato contro Adolfo Urso, presidente del Copasir.

Il piano del 2019 e il mail bombing al Senato

La figura di Manlio Dinucci è fondamentale per un altro aspetto emerso dalla campagna pro Putin in Italia. Si tratta di un fotografo e scrittore di 84 anni, promotore del comitato “No Guerra No Nato”. In un suo articolo sostiene che un “attacco anglo-americano alla Russia e all’Ucraina era stato pianificato nel 2019“. Le sue tesi, contenute nel libro da lui scritto “La guerra – È in gioco la nostra vita”, vengono riprese da personaggi come Bianchi e Orsini.

Inoltre, a inizio maggio, quando il pentastellato Petrocelli si rifiutava di lasciare il ruolo di presidente della commissione Esteri, la rete a sostegno di Putin si è mobilitata con un mail bombing agli indirizzi di posta del Senato. In prima linea erano alcuni canali Telegram filorussi. Tra gli utenti più attivi emergeva Laura Ruggeri, freelance per Strategic Culture Foundation, definita una rivista ricondotta al servizio dell’intelligence russo Svr.

 

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Editor: Susanna Bosio

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